Quando Alloggiati Web rifiuta una schedina, il messaggio indica quale campo non va ma di rado spiega il perché. Ecco gli errori più frequenti, da dove nascono e come si correggono prima che il termine scada.
Il portale della Polizia di Stato controlla i dati in momenti diversi, a seconda di come si invia. Con l'inserimento a mano, dalla voce «Inserimento», il controllo scatta quando si conferma la schedina, e il sistema segnala i campi da correggere senza lasciar proseguire. Con il file, dalla voce «File», il controllo arriva dopo il pulsante «Elabora», che restituisce il numero di schedine corrette e di quelle scartate, con la riga del file e il motivo di ogni esclusione.
In questo secondo caso si può scegliere. Le schedine corrette partono subito con «Invia», e le altre si rimandano dopo averle sistemate; oppure si annulla tutto, si corregge il file e lo si rielabora da capo. Conviene la prima strada quando gli errori sono pochi e il termine è vicino, perché un ospite comunicato in tempo non torna indietro se un altro va corretto.
Il manuale del portale aggiunge una raccomandazione che evita molti guai: per spostarsi fra le pagine del servizio si usano solo i pulsanti della procedura, mai «Indietro» e «Avanti» del browser, che possono interrompere un inserimento a metà.
È l'errore che spaventa di più, perché arriva di solito quando si è già in ritardo. Il portale accetta come data di arrivo soltanto quella di oggi o quella di ieri, per una ragione semplice: la legge chiede che i dati arrivino in Questura entro ventiquattro ore dall'arrivo, e il sistema è costruito su quella finestra. Una schedina con un arrivo di tre giorni fa non passa, qualunque cosa si scriva negli altri campi.
Non c'è un modo per aggirare il controllo, e non serve cercarlo. In quel caso conviene scrivere subito alla Questura competente, spiegando cosa è successo, e seguire le sue indicazioni. Lo stesso vale per la permanenza, che si esprime in giorni e non può superare i trenta: è il numero dichiarato dall'ospite al momento dell'arrivo, non la durata che si immagina.
Il comune di nascita non si scrive a memoria. Va scelto nella tabella della Polizia, che elenca anche i comuni soppressi o fusi con altri, mostrati barrati nella lista del portale, perché per chi è nato prima della fusione vale il comune di allora. Alcuni nomi esistono in più province, come Castro, che c'è sia in provincia di Bergamo sia in provincia di Lecce, e lì la scelta della provincia giusta è decisiva. La sigla della provincia è quella delle targhe, con l'eccezione di Roma, che si scrive RM.
Lo Stato di nascita si indica sempre, anche per chi è nato in Italia, con il codice dell'Italia. Per chi è nato all'estero, invece, il comune resta vuoto e conta solo lo Stato. La cittadinanza segue la stessa tabella degli Stati, e qui nasce un errore sottile: sul documento straniero la cittadinanza è stampata nella lingua di quel paese, come «DEUTSCH» su una carta d'identità tedesca, mentre il portale vuole la voce della propria tabella, cioè Germania.
Il tipo di documento si sceglie fra i 95 codici della tabella della Polizia, che vanno dalla carta d'identità al passaporto, passando per patenti e documenti diplomatici. Il numero può essere lungo al massimo venti caratteri. Il luogo di rilascio è il comune, se il documento è stato rilasciato in Italia, oppure lo Stato, se è stato rilasciato all'estero: scrivere soltanto «Italia» per un documento italiano non basta.
C'è poi una regola che evita lavoro inutile. Il documento si indica solo per l'ospite singolo, per il capofamiglia e per il capogruppo. Per i familiari e per i membri di un gruppo i dati del documento non si chiedono, ma quelle persone vanno comunque registrate sotto il proprio capofamiglia o capogruppo.
Chi invia con un file lavora con un formato rigido, descritto nel capitolo 12 del manuale del portale. Ogni ospite occupa una riga di esattamente 168 caratteri, il file è un testo semplice in codifica UTF-8 e può contenere fino a mille righe. Ogni campo ha una lunghezza fissa e si completa con spazi: un cognome di cinque lettere, per esempio, va seguito da quarantacinque spazi per arrivare ai cinquanta previsti.
Da qui nascono due errori classici. Il primo è uno spazio in più o in meno in un campo, che sposta tutti quelli successivi e rende illeggibile la riga intera. Il secondo riguarda i familiari e i membri di un gruppo, la cui riga finisce con trentaquattro spazi al posto dei dati del documento: un programma che toglie gli spazi in fondo alle righe la accorcia, e il portale la scarta. Vanno ricordate anche due regole d'ordine. I familiari stanno sempre nelle righe subito dopo il proprio capofamiglia, e ogni riga termina con un ritorno a capo tranne l'ultima.
Non tutti gli errori riguardano le schedine. Il messaggio «ACCESSO NEGATO» indica, secondo le domande frequenti del portale, che nome utente o password non sono corretti. Se il problema resta dopo averli controllati, si usa la funzione «Recupera credenziali» oppure si chiede alla Questura di azzerare la password. Una «Pagina non trovata» si risolve spesso cancellando la memoria del browser, mentre tre tentativi sbagliati con i codici della Scheda Codici riportano all'inserimento di nome utente e password. Chi cerca ancora il vecchio certificato digitale trova la spiegazione nell'articolo dedicato, perché oggi l'accesso funziona in un altro modo.
Su Roraima l'ospite scrive i propri dati da casa, prima dell'arrivo, e ognuno compila i suoi. Prima che la schedina parta, ogni campo viene trasformato nei codici delle tabelle ufficiali della Polizia di Stato: il comune di nascita si cerca fra quelli in vigore alla data di nascita, la cittadinanza si riconosce anche quando è scritta come sul documento straniero, e i nomi con lettere accentate vengono riportati all'alfabeto che il portale accetta.
Quando un dato non trova corrispondenza, la schedina si ferma prima di partire e il pannello lo spiega in parole semplici, indicando l'ospite e cosa manca. Un esempio reale del messaggio è questo: «Ospite n. 2: più comuni si chiamano come il luogo di nascita indicato. Aggiungi la sigla della provincia fra parentesi, per esempio "Castro (LE)"». Corretto il dato, la schedina è pronta.
Prima dell'invio vero, inoltre, Roraima fa verificare le schedine al servizio della Polizia, che le controlla senza registrarle: solo se la verifica va a buon fine parte la comunicazione. Se un invio non riesce per altri motivi, il proprietario lo vede nel pannello e decide se ripeterlo, come racconta l'articolo Alloggiati Web, invio non riuscito: come riprovare.
La prova di un invio riuscito è la ricevuta. Il portale la mette a disposizione nella sezione «Ricevute» per trenta giorni, va scaricata e conservata per cinque anni, e contiene il numero di schedine inviate in quel giorno, senza i nomi degli ospiti. Le domande frequenti del portale sono chiare su un punto: se per una data la ricevuta non c'è, quel giorno non è stata inviata nessuna schedina. Per un controllo nello stesso giorno, la sezione «Analisi» mostra i nominativi trasmessi oggi, ordinati per nome o per orario.
Per vedere come Roraima prepara le schedine partendo dai dati che scrive l'ospite, la pagina Documenti dell'ospite e adempimenti racconta il percorso dall'inizio alla fine. Chi preferisce avere tutto in un unico documento può scaricare la guida gratuita ad Alloggiati Web.
Che il nome utente o la password inseriti non sono corretti. Dopo averli ricontrollati, se il messaggio resta, si possono recuperare le credenziali dalla sezione «Recupera credenziali» del portale oppure chiedere alla Questura di azzerare la password.
Perché accetta soltanto la data di oggi o quella di ieri, coerentemente con il termine di ventiquattro ore previsto dalla legge. Per un arrivo più vecchio occorre chiedere alla Questura competente come procedere.
Nello stesso giorno, dalla sezione «Analisi», che elenca i nominativi trasmessi oggi. Nei giorni successivi fa fede la ricevuta nella sezione «Ricevute», disponibile per trenta giorni: se per una data manca, quel giorno non è partito nulla.
Non comunicare un ospite è un reato. L'articolo 109 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza non prevede una pena propria, quindi si applica l'articolo 17, che punisce con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a 206 euro. Una comunicazione tardiva resta comunque meglio di nessuna.